“Ti posso aiutare? Dammi qua!” “Non ti posso credere, non ti posso pensare, sono stanca, stancaaaaa”, lei, la mia signora, lei. “AAA, tu sei la mia suoneria” blatero senza senso mentre il piccolo aggiunge la A vocale. Il piccolo ama le vocali. Tutte. Anche il blues senza riconoscerlo.
“Avere in spalla Wrandas tra i bancali è come giocare al lotto con i tuoi genitori!” lei perfora il mio silenzio coscienzioso. Non so se non colgo, non capisco o è primavera. Alla fine non accuso nessuno. Vorrei essere altrove. Ma mica tra quelle famose isole volute. Altrove mi sta bene che sia su un pianeta non abitato con un piccolo orto e un qualche mammifero che vive una cinquatina d’anni. Non lo mangio ma ci arrangiamo a dormire vicini per sognare più sereni. Come un lenzuolo e un coprimaterasso.
“Ok ok ok, ora spengo la musica, stavo solo avvicinandomi all’uscita”.
“No, no, no. Dieci monete di Sperperi e scarrelliamo”
“Ancora trasporto al posto UR12, il nostro schedato?”
Lei mi conferma che si paga per nulla e io vorrei che così non fosse. “Trent’anni fa erano fermi al servizio bustaxiaro, noi si mangia quel che vogliono sia riempimento organico”. “Senti, scarrella!” e non sembra un ordine ma un consiglio. “Tras, scarrella che andiamo e poi sconvoliamo a solvere” come sensati umani.
Ma gli umani si son persi nei boschi, pensando ai loro libri. Volevano ricordare e ricordare e ricordare. E noi abbiamo solo la visione senza un ricordo. E carrelli da scarrellare.

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